In guerra senza scudo

Per ottenere i favori della Russia su Iran e Afghanistan, l’Amministrazione Obama sarebbe sul punto di abbandonare lo scudo antimissilistico nell’Europa dell’est. “I segnali provenienti dai generali del Pentagono sono chiari: l’attuale governo americano sta cercando soluzioni alternative alla Polonia e alla Repubblica ceca”, ha detto al quotidiano polacco Gazeta Wyborcza Riky Ellison, presidente della Missile Defense Advocacy Allieance.
12 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 11:33
Immagine di In guerra senza scudo
Per ottenere i favori della Russia su Iran e Afghanistan, l’Amministrazione Obama sarebbe sul punto di abbandonare lo scudo antimissilistico nell’Europa dell’est. “I segnali provenienti dai generali del Pentagono sono chiari: l’attuale governo americano sta cercando soluzioni alternative alla Polonia e alla Repubblica ceca”, ha detto al quotidiano polacco Gazeta Wyborcza Riky Ellison, presidente della Missile Defense Advocacy Allieance. Varsavia si aspetta una decisione “in settembre”, una volta terminata la policy review del presidente Barack Obama, ha annunciato il viceministro della Difesa, Stanislaw Komorowski. Ma le indiscrezioni da Washington alimentano i timori di Polonia e Repubblica ceca, che vedono lo scudo come una polizza di assicurazione contro l’aggressività russa. La policy review non è tanto sui “costi e l’efficacia” del sistema antimissilistico, come aveva promesso Obama, ma sulla realpolitik e la necessità di schiacciare “il bottone del reset” nelle relazioni con Mosca, che si sente strategicamente minacciata dallo scudo americano nell’ex blocco sovietico. Il progetto di difesa missilistica – essenziale per contrastare la minaccia di un Iran con capacità balistiche e nucleari – andrebbe comunque avanti: gli intercettori in Polonia e il radar in Repubblica ceca verrebbero ricollocati nei Balcani, in Turchia, in Israele oppure su navi nel Mediterraneo.

L’Amministrazione “sta prestando molta più attenzione agli argomenti russi”, ha spiegato Ellison: “Gli uomini di Obama pensano che molti problemi nel mondo possano essere risolti più facilmente con Mosca. E’ una questione di priorità”.
Obama ha bisogno della Russia per i due dossier più delicati dell’autunno: il nucleare iraniano e la guerra afghana. Sull’Iran il tempo stringe: entro la fine di settembre Teheran deve rispondere all’offerta di dialogo di Obama e la prossima settimana i cinque membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania riprenderanno a discutere di sanzioni. Washington teme che il direttore uscente dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Mohamed ElBaradei, da sempre morbido con Teheran, non inserisca le prove della militarizzazione del programma nucleare nel rapporto che pubblicherà oggi. I recenti segnali di cooperazione con l’Aiea – l’apertura agli ispettori del reattore a acqua pesante di Arak e il maggior accesso all’impianto di arricchimento di Natanz – potrebbero servire da alibi per un veto russo alle sanzioni, permettendo all’Iran di guadagnare altro tempo.

In Afghanistan, gli Stati Uniti devono chiedere l’autorizzazione
di Mosca per far transitare gli approvvigionamenti attraverso il territorio russo. Il generale David Petraeus la scorsa settimana era in Uzbekistan, perché ha bisogno di tutti i vicini, Russia compresa. Il disamoramento dell’Amministrazione Obama per Hamid Karzai ha spinto il presidente uscente a riaprire le porte alla Russia: Karzai compra armi da Mosca senza autorizzazione americana e la presenza russa, anche se discreta, pesa sempre più a Kabul. Ricordando su Foreign Policy un’insolita riunione del 1988 a Mosca in piena Guerra fredda, il consigliere della Rand Corporation Brian Michael Jenkins ricorda la preveggenza dei sovietici che avevano avvertito gli americani dei “pericoli del terrorismo islamista” a partire da un Afghanistan abbandonato dall’Armata rossa. Per Jenkins, se “una partnership strategica potrebbe essere un’illusione, il terrorismo offre una chance per una collaborazione pragmatica”.